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Relazioni che curano: il potere terapeutico dei miniature pony
L’idea che il rapporto con il cavallo possa favorire il benessere dell’essere umano è nota da più di duemila anni: già nell’antica Grecia, infatti, medici e studiosi descrivevano come il movimento del cavallo potesse migliorare equilibrio, postura e stato psicofisico delle persone.
Queste intuizioni hanno trovato conferma nella moderna ippoterapia, attività presente da lungo tempo nella programmazione del CDD “La casa di Stefano” di Lecco, gestito da La Vecchia Quercia: un servizio diurno per persone con gravi disabilità, di cue il Comune di Lecco è l’Ente Titolare e viene gestito in coprogettazione con il Consorzio Consolida e l’Impresa Sociale Girasole.
Accanto a questo approccio è stata inserita anche una nuova attività, che ha previsto la presenza di un miny-pony, Dolly, che con le sue coadiutrici partecipato ad incontri strutturati all’interno e nel giardino del Centro.
Il percorso, annoverabile all’interno delle metodologie di intervento di AAA (Attività assistite dagli animali) ha avuto come peculiarità di permettere un contatto privilegiato con un miniature pony, entrare in relazione con l’animale, stimolare i sensi in modo del tutto nuovo.
I benefici sono stati visibili sin dal primo incontro, in cui si è sviluppato un clima di tranquillità, rispetto, coinvolgimento e dolcezza.
Abbiamo chiesto a Marzia Pennati, psicologa e terapista di “Equi-librarsi Pet Therapy”, come nasce questa attività e quali sono gli obiettivi e i benefici.
Marzia, quali sono gli obiettivi principali del percorso di Pet Therapy con i miniature pony?
La Pet Therapy con i miniature pony ha come obiettivo principale il miglioramento del benessere psicofisico e sociale delle persone, avvalendosi della natura docile, della dimensione rassicurante e dell’intelligenza di questi animali.
Gli obiettivi possono essere suddivisi per le diverse aree di intervento:
- Obiettivi motori come il miglioramento della coordinazione e dell’equilibrio grazie all’interazione e alla conduzione, nel caso specifico del mini-pony da terra; ciò stimola il movimento e il lavoro muscolare e prendersi cura di loro, accarezzandolo e spazzolandolo, offre preziose stimolazioni tattili e sensoriali;
- Obiettivi psicologici ed emotivi perché la presenza e il contatto con il piccolo cavallo calmano e rilassano arrivando ad abbassare la pressione arteriosa; la gestione di un animale insegna a riconoscere le proprie capacità e ad aumentare l’autostima, la fiducia in sé stessi; i mini-pony, grazie al loro carattere calmo e al loro sguardo, facilitano l’apertura emotiva agendo come “catalizzatori” e spingendo le persone con disabilità a partecipare attivamente alla terapia.
- Obiettivi sociali e relazionali: l’animale funge da “ponte” comunicativo facilitando la relazione tra persona con disabilità, operatore e ambiente circostante.
Su quali aspetti cognitivi, sensoriali o emotivi lavorate maggiormente durante gli incontri?
Per quanto riguarda gli aspetti cognitivi, si lavora sull’attenzione perché la presenza del mini-pony stimola l’interesse e la concentrazione delle persone. Ci si focalizza sulla memoria e sulla comunicazione, perché le attività strutturate richiedono di ricordare sequenze di azioni; le diverse spazzole con cui accudirlo migliorano le capacità di pianificazione e le abilità cognitive legate al linguaggio.
Si lavora sul rispetto delle regole e dei tempi, l’animale agisce come uno “specchio” che fornisce un feedback immediato, è calmo se la persona lo è, favorendo l’apprendimento di comportamenti adeguati.
Per quanto concerne gli aspetti sensoriali, il contatto fisico con il mantello del cavallo, la gestione del grooming (la spazzolatura) e l’interazione diretta offrono una ricchissima stimolazione sensoriale; il calore, il respiro lento e la morbidezza del pelo aiutano a ridurre la tensione fisica e l’iperattività, promuovendo il rilassamento. La conduzione da terra aiuta le persone a prendere coscienza della propria postura e del proprio spazio corporeo in relazione all’animale.
Sugli aspetti emotivi e relazionali, il mini-pony è percepito come un animale rassicurante che aiuta a abbattere le barriere relazionali, ridurre stress, ansia e apatia. Riuscire a prendersi cura e a condurre questo animale sviluppa un forte senso di responsabilità e di autoefficacia.
Come viene preparato l’animale per interagire con persone con diversi livelli di abilità?
Il processo è lungo e meticoloso e si basa sulla creazione di un legame di fiducia con l’operatore, coadiutore certificato (secondo le linee guida in IAA, Interventi Assistiti con gli Animali), che lavora in coppia con il pony sulla desensibilizzazione a stimoli inusuali e sull’utilizzo del rinforzo positivo. L’animale viene preparato a gestire situazioni e contesti potenzialmente stressanti come ospedali, scuole, RSA, centri diurni.
Si scelgono animali con un temperamento calmo, curioso e che mostri da subito un desiderio naturale di interagire con le persone.
I mini-pony vengono abituati a stimoli nuovi ed imprevedibili come movimenti bruschi, rumori, odori ospedalieri, sedie a rotelle, stampelle, a prendere ascensori e a camminare su pavimenti scivolosi e, se necessario, a indossare scarpette in gomma per igiene e sicurezza. Imparano a camminare alla lunghina, a restare calmi durante la spazzolatura. L’addestramento si basa sul clicker training e ricompense in cibo (snack, carote, fieno), così che associno le interazioni con le persone a un’esperienza piacevole.
Come strutturate una sessione tipo?
E’ richiesto un approccio multidisciplinare, focalizzato su sicurezza, relazione e personalizzazione degli obiettivi. Le persone con disabilità incontrano l’animale in un ambiente calmo e li si invita all’osservazione, al saluto e alla carezza rispettando i tempi di avvicinamento di ognuno; gli si spiega il loro linguaggio del corpo, lo sguardo e la posizione delle orecchie.
Ci sono poi attività di spazzolatura, conduzione e guida, alimentazione, per concludere la sessione con una fase di rilassamento con carezze e ringraziamento all’animale, con un momento di condivisione verbale o grafica, con un disegno per esprimere come ci si è sentiti durante l’attività.
Quali attività risultano più efficaci nel facilitare la relazione tra persona e animale?
La cura dell’animale e la spazzolatura, perché il solo tocco del pelo dell’animale e la sua pulizia stimolano la sensorialità e creano un legame di fiducia immediato. Anche per le persone in sedia rotelle o con mobilità limitata, il mini-pony viene avvicinato per carezze ed interazione sensoriale, riducendo ansia e stress. Segue l’attività di conduzione a mano con percorsi ad ostacoli, per migliorare la coordinazione, la motricità e l’autoefficacia. Anche l’attività dell’alimentazione è molto gratificante e trasmette fiducia. A volte si nascondono pezzi di cibo e si guida l’animale a trovarli: ciò incoraggia la collaborazione e la comunicazione non verbale.
Che cambiamenti avete osservato nei partecipanti nel corso del progetto?
Nel corso degli incontri abbiamo riscontrato cambiamenti significativi e positivi nei partecipanti, che toccano sfere emotive, motorie e relazionali. Un generale miglioramento dell’umore e una riduzione dell’ansia; molti sorridono sin dall’arrivo della mini- pony Dolly e mostrano contentezza quando riescono a condurla in un percorso ad ostacoli.
Un uomo con disabilità ha detto che attendeva con gioia il giorno della settimana in cui sarebbe arrivata Dolly e ha espresso il desiderio di portarla a casa. Una donna con disabilità, che inizialmente gradiva la vicinanza dell’animale ma senza interazione, con il tempo, anche grazie alla presenza del peluche della stessa Dolly, si è avvicinata con l’ausilio di una spazzola e ha sorriso.
Come si manifestano coinvolgimento, fiducia e autostima durante e dopo le attività?
Si manifestano attraverso indicatori comportamentali, motori e relazionali specifici, sia durante le sessioni che dopo.
Il coinvolgimento si realizza attraverso le carezze, lo spazzolamento e il desiderio di toccare Dolly, spesso accompagnati da sorrisi e vocalizzazioni. La fiducia si sviluppa quando si impara a interpretare il linguaggio del corpo dell’animale adattando i propri movimenti e riducendo stati d’ansia. Si nota anche un miglioramento nella capacità di concentrazione e una riduzione dei comportamenti stereotipati e aggressivi grazie alla calma trasmessa dall’animale.
Il confronto con un animale sprona la persona a superare i limiti personali, rafforzando la visione positiva di sé e superando le proprie paure.
Ci sono episodi o progressi individuali particolarmente significativi che vi hanno colpito?
Sicuramente l’accoglienza calorosa e gioiosa che le persone con disabilità e gli stessi educatori ci hanno riservato ogni settimana: vedere i sorrisi sui loro volti e il desiderio di poter stare con Dolly, poterla accarezzare e dedicarsi un proprio spazio insieme a lei.
Ricordo un uomo con disabilità grave che, con il solo movimento oculare, ha instaurato una connessione autentica con Dolly; è come se avessero creato un loro spazio intimo dove l’animale si è totalmente rilassata, riuscendo a trasmettere la sua calma anche alle altre persone.
Ora diamo la parola all’educatrice del CDD Paola che, con altri colleghi, ha accompagnato il gruppo nell’attività di pet therapy per comprendere quali effetti si sono riscontrati nei partecipanti alle attività.
Paola, quali cambiamenti sono evidenti nelle persone che partecipano?
All’inizio le persone si dimostrano schive, ma allo stesso tempo incuriosite dall’animale.
Nelle prime sedute abbiamo interagito con l’utilizzo di ausili quali spazzole o peluche a forma di pony, per poi passare al contatto diretto con l’animale. Le persone si sono mostrate serene nell’accarezzare la pony Dolly e, dopo i primi incontri, la aspettavano con entusiasmo. In qualche caso, si sono rilassate al punto tale da assopirsi.
Dopo gli incontri mantenevano questa condizione di calma, e l’ambiente è rimasto silenzioso ed accogliente.
In che modo queste attività si integrano con il percorso educativo del Centro Diurno?
Il CDD propone attività personalizzate, che possano dare stimoli cognitivi, relazionali, sensoriali.
Questa attività tocca tutti questi aspetti per la modalità di approccio all’animale attraverso la conoscenza, il contatto fisico e una relazione improntata sulla dolcezza e la pacatezza che le coadiutrici hanno cercato di sviluppare. Le persone sono riuscite ad interiorizzare la routine dell’attività, attendendo il proprio turno di contatto diretto con la mini-pony. Hanno imparato il nome di Dolly e delle coadiutrici, e la loro sola presenza creava un ambiente accogliente.
Quali competenze o autonomie emergono con più forza grazie alla pet therapy?
In presenza della mini-pony i partecipanti sono più tolleranti, rispettano i turni e hanno empatia tra loro e verso l’animale. Anche il rapporto con gli operatori risulta facilitato, si respira un clima di calma e tranquillità, che riduce i comportamenti critici. Il sorriso e la postura corporea distesa e rilassata sono segnali chiari, anche per coloro che non si esprimono verbalmente.
Nei primi incontri alcune persone hanno manifestato un po’ di timore, ma si è trovato il giusto modo, personalizzato, per approcciare l’animale. La fase iniziale è stata dedicata alla conoscenza e, quella precedente artistico-espressiva, ha permesso di arrivare al primo incontro con consapevolezza e emozione.
Infine, abbiamo chiesto a una persona del gruppo che ha partecipato all’attività, come è stato fare questo percorso e cosa ha provato.
Cosa hai provato quando hai incontrato la mini pony la prima volta?
Un’emozione bellissima, perché era la prima volta che vedevo una mini pony. Avevo già fatto attività con il cane ed il gatto.
Che cosa ti piace di più quando stai con l’animale?
Quando lei mi si mette vicino e resta immobile con me.
Ti fa sentire felice? Tranquilla? Hai mai avuto paura?
Non ho mai avuto paura, anche perché: paura di che cosa? Era talmente brava! A volte era lei a spaventarsi, ma poi si tranquillizzava.
Qual è la cosa che ti piace di più fare: accarezzarla, spazzolarla, guidarla?
Farle le coccole! Avrei voluto che rimanesse sempre con me… ma dovevo lasciarla andare, per occuparmi di altre attività.
C’è stato un momento che ricordi con più piacere?
Mi piaceva tanto quando appoggiava il muso sulla mia gamba e stava immobile.
E poi mi è piaciuto l’ultimo giorno perché, anche se l’attività si era conclusa, sapevo che ci sarebbe stata la possibilità di rivedere Dolly in futuro.
Come descriveresti la mini pony in una parola?
È bellissima, vorrei tanto continuare a vederla.
Bilancio positivo, dunque, per questa prima sperimentazione, che è stata un’esperienza emotivamente significativa per tutte le persone coinvolte. Per il CCD “La casa di Stefano”, questa attività rappresenta un importante passaggio del percorso di sperimentazione: di approcci e metodologie innovative e di nuovi canali di comunicazione e relazione.