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Cosa significa inclusione? 

Oggi 6 febbraio si celebra la Giornata dei calzini spaiati, un appuntamento che ha avuto origine in modo informale, ma che ha acquisito una rilevanza notevole con un significato profondo. Questa iniziativa è nata più di dieci anni fa in una scuola primaria friulana con l’obiettivo di creare un momento di condivisione per bambini/e e famiglie, valorizzando la capacità di accogliere la diversità. Da quel momento, si è deciso di ripetere questa iniziativa ogni anno e, grazie alla diffusione attraverso i social network, è diventata un evento internazionale, celebrato da cittadini, scuole, associazioni, aziende in tanti Paesi. 

Oggi, tutti indossano due calzini diversi, come simbolo della bellezza della diversità e del valore dell’imperfezione: in un mondo dove si tende a ricercare la perfezione della forma, dell’estetica, si sottolinea che ciò che conta davvero è il valore che sta dietro all’immagine. È un messaggio di inclusione, unicità, accoglienza, valorizzazione delle differenze, delle imperfezioni, lotta ai pregiudizi, accoglienza della diversità, che va vista come ricchezza e risorsa. Tutto attraverso un gesto semplice, indossare due calzini diversi e … mostrarli con gioia e consapevolezza!  

Per una cooperativa sociale come La Vecchia Quercia, questo significa portare l’attenzione sui temi dell’inclusione, della disabilità, della neurodivergenza. Abbiamo chiesto alle persone con disabilità che vivono quotidianamente il servizio SFA di Calolziocorte, cosa ne pensano di questa giornata: è nato uno scambio interessante che ha avuto origine dalla domanda “Ma voi venerdì 6 febbraio uscirete di casa con due calzini diversi?”

Di seguito le risposte delle diverse persone coinvolte:

  • “Accidenti…io ho solo calzini blu”  
  • “Una singola giornata non è sufficiente ma almeno è un modo per arrivare ai bambini, a chi sarà adulto domani”.
  • “Parlare di questa giornata mi sprona a ad accettare la mia diversità”. 
  • “Prima di far passare questo messaggio devo saper accettare la mia disabilità”.  
  • Perché sentirsi spaiati è una sensazione che conosciamo bene. Succede quando hai l’impressione che, se non sei perfetto, se non sei come dovresti… Quando il confronto con gli altri ti fa sentire sempre quello “diverso”.  
  • “Per me la diversità ha un nome preciso: disabilità. Per tanto tempo l’ho vista come una fragilità, qualcosa da nascondere, da aggiustare, da spiegare. Poi ho capito (con calma, eh, non di colpo) che prima di farla accettare agli altri dovevo accettarla io. Non come limite, ma come unicità.” 
  • Unicità che può diventare una risorsa. Perché ciò che è diverso da me mi arricchisce. Mi insegna. Mi fa crescere. Anche se, diciamolo, a volte dà pure un po’ fastidio… ma è proprio lì che succede qualcosa di buono”. 

E allora: quando siamo davvero inclusivi? (Al servizio SFA) lo siamo quando nessuno deve diventare uguale agli altri per stare bene. Quando rispettiamo i tempi di ognuno (anche quelli lunghissimi). Quando smettiamo di confrontarci tipo gara olimpica e iniziamo a riconoscere le competenze di ciascuno. Quando ci rispettiamo per come siamo, con i nostri tempi, le nostre fatiche e le nostre caratteristiche. Quando nessuno deve diventare qualcun altro per essere accettato. 

Siamo inclusivi quando portiamo tutto questo fuori dal nostro centro: nei laboratori a scuola, mentre puliamo i parchi cittadini, quando incontriamo persone che non ci conoscono ma iniziano a guardarci in modo diverso. E quando proviamo a sensibilizzare, senza fare lezioni, ma semplicemente mostrandoci per quello che siamo. 

Forse è questo il senso della Giornata dei calzini spaiati, e non serve per forza indossarli davvero. Serve ricordarci che non è necessario essere uguali per camminare insieme. Che due calzini diversi possono stare benissimo nello stesso paio di scarpe. E che essere spaiati non è mai un errore…