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Cooperazione sociale: un percorso tra crescita e trasformazione 

Oggi 3 luglio si celebra la Giornata mondiale delle cooperative sociali, un’occasione per riconoscerne il valore storico e attuale, ma anche per interrogarsi sul futuro di un modello che continua a evolvere in risposta ai cambiamenti sociali, economici e culturali del nostro tempo. 

Negli ultimi anni, come evidenziato da Flavio Zandonai in un recente contributo su Vita, il mondo della cooperazione sociale sta attraversando una fase di trasformazione profonda, segnata da dinamiche apparentemente contraddittorie ma, in realtà, complementari. Da un lato, cresce il numero di lavoratori/trici e collaboratori/trici; dall’altro, il numero delle cooperative tende a diminuire, a causa di fusioni, accorpamenti e una minore nascita di nuove iniziative. Il risultato è un sistema più denso, in cui meno organizzazioni concentrano una quota crescente di lavoratori e competenze. 

Questa evoluzione sta rafforzando un modello di cooperativa sociale sempre più simile a una PMI, con strutture organizzative solide e una maggiore capacità di incidere a livello territoriale e nazionale. Inoltre, crescono le cooperative a oggetto plurimo (A+B), che uniscono l’erogazione di servizi alle persone con l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. 

Altri aspetti in mutamento sono legati alla governance: molte cooperative appaiono oggi guidate da modelli manageriali, con leadership spesso concentrate e anagraficamente più mature, pur mantenendo una significativa presenza femminile. Si rafforzano le funzioni tecniche e di staff – dal controllo di gestione alla rendicontazione, fino alla gestione delle risorse umane e alla comunicazione – segno di una crescente complessità organizzativa. Rimane più debole, invece, il fronte degli investimenti strategici. Il digitale è utilizzato prevalentemente per esigenze gestionali, mentre fatica a diventare leva di innovazione nei servizi. Anche la sostenibilità ambientale non è ancora pienamente riconosciuta come motore di trasformazione. 

Questo scenario si inserisce in un momento particolarmente significativo per l’economia sociale. In Italia, l’atteso Piano Nazionale per l’Economia Sociale riconosce il ruolo strategico di questo settore nel futuro del Paese. A livello europeo, tuttavia, le priorità sembrano orientarsi sempre più verso temi come competitività, sicurezza e difesa, rischiando di marginalizzare il contributo delle organizzazioni sociali. 

“Proprio in questo contesto all’economia sociale viene chiesto molto più di quanto le sia stato chiesto in passato. Di intervenire dove emergono fragilità e bisogni, svolgendo una funzione riparativa; di produrre valore economico e occupazione. Le viene chiesto qualcosa di ancora più ambizioso: diventare infrastruttura civile e democratica, presidio del pluralismo economico, luogo capace di rigenerare fiducia, partecipazione e capacità collettiva di immaginare il futuro” dichiara Anna Maria Cazzato, Direttrice de La Vecchia Quercia. 

Alla cooperazione sociale viene chiesto di colmare le lacune del welfare, di creare occupazione, di diventare una vera e propria infrastruttura civile e democratica in cui i soggetti sono diversi: accanto a Stato e mercato, ci sono cittadini attivi e organizzazioni che lavorano per il bene comune, ma anche imprese che non sono più solo organizzazioni volte a produrre profitto, ma cercano anche modalità per generare impatto sui territori. Le imprese diventano soggetti che generano valore economico, sociale e relazionale. Questo porta anche ad affiancare al PIL altri indicatori che misurano il benessere, l’accesso ai servizi, la qualità della vita, l’accesso ai servizi sanitari, ad un’istruzione di qualità, a territori accoglienti e vivibili. 

Il Terzo settore diventa una realtà che sta in mezzo a privato profit e pubblico e che tiene insieme efficienza economica e responsabilità sociale. Pertanto, oggi serve un vero piano d’azione che rilanci questo modello, come ha evidenziato il presidente di Confcooperative Brescia Marco Menni. 

“Il tema della cooperazione torna ad assumere un significato profondo. Di fronte alle tensioni geopolitiche, alle crisi sociali, alle disuguaglianze crescenti e alla frammentazione delle comunità, la parola “cooperazione” viene spesso evocata come una soluzione. Dobbiamo tornare a interrogarci su cosa significhi davvero cooperare: non solo sedersi attorno a un tavolo per coordinare attività, condividere opportunità o distribuire risorse. Cooperare significa assumersi una responsabilità comune verso la generazione di qualcosa che prima non esisteva. La cooperazione autentica è generativa. Nascono così beni comuni, opportunità collettive, innovazioni sociali, nuove forme di benessere e di partecipazione.” continua Anna Cazzato.  

In un momento storico difficile, con tensioni geopolitiche, disuguaglianze sociali in aumento, scarso valore e risorse destinate al lavoro sociale, la cooperazione sociale deve dimostrare che si può pensare ad una diversa idea di sviluppo. Per portare sempre più imprese, a non essere solo luoghi di produzione di profitto, ma anche organizzazioni capaci di generare un impatto sui territori in cui operano. 

La cooperazione sociale è spesso il collante invisibile del territorio: quando funziona, l’impatto sulla comunità diventa tangibile. Cresce la coesione sociale, si attivano reti e collaborazioni; si riducono le fragilità grazie a più prevenzione e prossimità; aumenta la capacità del territorio di dare risposte attraverso nuovi servizi e una maggiore integrazione tra attori. La nostra Cooperativa ha contribuito a generare questi cambiamenti con un lavoro paziente e continuo, attraverso progettualità che mettono al centro le persone e le comunità. Tra queste, TRAME e TE ha rappresentato un esempio concreto di impatto multidimensionale per il territorio lecchese: ha ridato voce alle persone con cerebrolesione acquisita, ha sostenuto le famiglie e i caregiver, ha costruito comunità attorno alla fragilità e ha iniziato a promuovere una cultura della cura più aperta, consapevole e condivisa” dichiara Ingrid Bonaiti, Presidente de La Vecchia Quercia. 

La Giornata mondiale delle cooperative sociali diventa così non solo un momento celebrativo, ma un invito a rilanciare una nuova visione. Perché, oggi più che mai, la crescita più duratura nasce dalla capacità di generare valore insieme.  

 

FONTI 

– Punti di forza e criticità: ecco dove sta andando la cooperazione sociale di Flavio Zandonai – Vita (giugno 2026) 

– Economia sociale, la sfida del futuro per le cooperative – Confcooperative Brescia (marzo 2026)