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Sensibilizzazione e inclusione: il ruolo dell’assistente alla comunicazione

Ogni giorno, nelle scuole del nostro territorio, il lavoro dell’assistente alla comunicazione si intreccia con quello di docenti, famiglie e operatori/trici, costruendo una rete educativa che va ben oltre il supporto individuale. È un lavoro spesso silenzioso, ma profondamente trasformativo, capace di incidere non solo sul percorso del singolo studente con disabilità sensoriale, ma sull’intero gruppo classe. Come cooperativa sociale impegnata nel servizio di inclusione scolastica per la disabilità sensoriale, crediamo in un’impostazione progettuale che metta al centro la persona e, insieme,  il contesto. L’inclusione non è un intervento isolato: è un processo che si costruisce giorno dopo giorno, attraverso azioni condivise, obiettivi chiari e una collaborazione costante tra scuola e servizi. 

Sperimentare per comprendere: l’esperienza in palestra 

In occasione della Giornata dedicata alla disabilità, presso l’istituto IIS Vittorio Bachelet di Oggiono, in cui il nostro Servizio di inclusione scolastica per la disabilità sensoriale è attivo, è stata realizzata un’importante iniziativa di sensibilizzazione rivolta all’intero gruppo classe. L’attività, promossa dalla docente di Educazione Fisica e progettata in sinergia con il servizio e con la nostra assistente alla comunicazione, aveva un obiettivo preciso: favorire una maggiore consapevolezza rispetto alle disabilità sensoriali attraverso un approccio esperienziale e partecipativo. 

In palestra, gli studenti hanno indossato mascherine per simulare la cecità. Privati temporaneamente della vista, si sono trovati a orientarsi nello spazio affidandosi esclusivamente all’udito, alla percezione corporea e alle indicazioni verbali dei compagni. Esercizi di orientamento guidati dalla voce, percorsi motori in coppia, attività basate sull’ascolto attivo e sulla fiducia reciproca hanno trasformato l’ora di educazione fisica in un laboratorio di empatia. L’esperienza ha permesso ai ragazzi di favorire una maggiore comprensione delle modalità con cui alcune persone accedono alle informazioni e vivono l’esperienza scolastica, promuovendo atteggiamenti inclusivi, empatia e collaborazione. La presenza del servizio a favore di uno studente sordo ha rappresentato un ulteriore spunto di riflessione sull’importanza della comunicazione accessibile, dell’ascolto attento e del rispetto delle diverse modalità di interazione. 

In questo modo, il lavoro dell’assistente alla comunicazione non si è limitato al supporto individuale, ma ha coinvolto l’intero contesto classe, promuovendo una cultura inclusiva condivisa. 

Dal bisogno individuale alla cultura dell’inclusione: un laboratorio esperienziale 

Da diversi anni il nostro servizio opera nelle scuole del territorio, organizzando attività di sensibilizzazione nelle classi in cui sono inseriti gli studenti e le studentesse seguite. Accade però, sempre più spesso, che siano altre classi a chiedere di approfondire il tema della disabilità sensoriale. È quanto successo nel medesimo istituto, in cui un altro gruppo di alunni e alunne ha manifestato interesse, richiedendo un laboratorio dedicato.  L’esperienza ha offerto ai ragazzi/e l’occasione di comprendere quanto l’ambiente e le modalità comunicative incidano sulla possibilità di partecipare pienamente alle attività e promuovere atteggiamenti inclusivi, empatia e collaborazione. 

Dopo una breve introduzione sul ruolo dell’assistente alla comunicazione e sul tema della disabilità sensoriale, gli studenti sono stati coinvolti in attività pratiche legate alla sordità e alla cecità/ipovisione. Alcuni hanno indossato tappi per le orecchie, altri occhiali che simulavano diverse condizioni di ipovisione, altri ancora mascherine per la cecità. Per rendere l’esperienza ancora più concreta, è stata proposta una breve spiegazione “come di consueto”, chiedendo a tutti di prendere appunti. Durante la lezione sono stati introdotti volutamente elementi di disturbo: rumori di sottofondo, spiegazioni date senza rendere visibile il labiale, voce bassa, docente che parla mentre scrive alla lavagna. 

In pochi minuti, una situazione ordinaria si è trasformata in un’esperienza complessa. Gli studenti hanno sperimentato direttamente quanto possa essere difficile seguire una lezione in assenza di condizioni comunicative adeguate. Chi simulava la cecità ha utilizzato il computer per scrivere, esplorando modalità alternative di accesso ai contenuti. Il momento di restituzione è stato ricco e partecipato: insieme, sono state analizzate le criticità emerse e ipotizzate possibili soluzioni per rendere la comunicazione e l’apprendimento più accessibili a tutti. 

Ascoltare la voce di chi vive la sordità 

Il laboratorio è proseguito con un approfondimento su sordità e cecità/ipovisione. Attraverso una variante del “Tabù”, alcuni studenti con tappi per le orecchie hanno simulato conversazioni in condizioni di forte limitazione uditiva. È emerso con chiarezza quanto siano fondamentali strategie come il contatto visivo, la chiarezza nell’articolazione, l’uso dei gesti e l’attenzione reciproca. 

Particolarmente significativo è stato il momento di confronto con il ragazzo sordo seguito dal servizio, che ha potuto raccontare la propria esperienza quotidiana. Le domande dei compagni, curiose e rispettose, hanno aperto uno spazio autentico di dialogo, trasformando la sensibilizzazione in incontro reale. L’ultima parte del laboratorio è stata dedicata alla scoperta del Braille: i ragazzi hanno provato a scrivere con punteruolo e mascherine Braille e a leggere brevi frasi preparate per loro. Un gesto semplice, ma capace di far comprendere la complessità e, insieme, la straordinaria efficacia degli strumenti alternativi di lettura e scrittura. 

Il valore del lavoro di rete 

Queste esperienze raccontano molto del lavoro quotidiano dell’assistente alla comunicazione: una professione che richiede competenze specifiche, capacità di osservazione, progettazione condivisa e una costante mediazione tra bisogni individuali e contesto. Il valore aggiunto sta nella rete: docenti disponibili a mettersi in gioco, studenti curiosi e partecipi, famiglie coinvolte, una cooperativa che sostiene e coordina il servizio in un’ottica progettuale. È in questa alleanza che l’inclusione prende forma. 

Sensibilizzare alla disabilità sensoriale non significa solo “spiegare” cosa siano sordità o cecità, bensì creare occasioni in cui ciascuno possa sperimentare, riflettere, confrontarsi e cambiare prospettiva.