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Lavorare con le comunità: come dare voce a persone e contesti
A fine ottobre abbiamo avuto l’opportunità di partecipare nuovamente al convegno “Lavorare con le comunità” organizzato da Erickson, la casa editrice di Trento che si dedica alla pubblicazione di testi e all’organizzazione di eventi formativi su tematiche relative alla disabilità, la scuola, il lavoro sociale e la psicologia. Un’occasione preziosa per condividere visioni, pratiche e domande che attraversano il nostro lavoro quotidiano nei servizi educativi per adulti con disabilità.
Abbiamo scelto di portare con noi la voce delle comunità con cui lavoriamo nei contesti territoriali, restituendo la visione per cui lavorare in ottica di comunità significa anche esplorare il rapporto tra contesti e traiettorie biografiche delle persone, quindi la possibilità di proiettarsi e progettarsi nel futuro.

L’intervento de La Vecchia Quercia, “Generare contesti, per esserne parte. Racconti, esperienze e pratiche di lavoro di comunità a partire dai servizi educativi per adulti con disabilità” ha dato centralità ad alcuni racconti autobiografici, prodotti da alcune persone che abitano i contesti della Colombina (Casatenovo), di Bevera e di viale Turati (Lecco) e raccolti attraverso una ricerca esplorativa di tipo narrativo, volta ad indagare la seguente domanda: la nostra visione e le nostre pratiche di lavoro con le comunità come vengono vissute dalle persone che le incontrano e le vivono nei contesti?
Il risultato è stato un video artistico, curato dall’educatrice Elena Mauri, che intreccia voci, suoni ambientali e narrazioni per restituire il senso del nostro lavoro con le comunità. Il video ha raccolto i racconti autobiografici di alcune persone, i suoni registrati sul campo e intermezzi narrativi, utili per restituire alcuni significati relativi a come decliniamo il lavoro con le comunità nei contesti.

La visione del video è stata preceduta e seguita da uno speech che ha toccato alcuni nodi fondamentali:
- Le parole “comunità” e “inclusione” sono spesso date per scontate. Ma cosa significano davvero per chi vive i nostri servizi? Occorre ridare significato a queste due parole ed esplorarne il senso profondo insieme alle persone che incontriamo uscendo dai nostri servizi territoriali
- Lavoriamo in ottica di comunità, riconoscendo la persona con disabilità come abitante e cittadino di un territorio, non come “utente” o “beneficiario” di un servizio
- La cura e l’educare sono azioni non lineari, che necessitano di prestare attenzione alle condizioni di contesto: proprio nei contesti si trovano le risorse per l’inclusione
- Il nostro approccio si fonda su ribaltamenti: équipe miste, dove professionisti e persone con disabilità collaborano per generare contesti di relazione e cura
- Lavorare con la comunità è per noi costitutivo del mandato e del ruolo sociale, politico e culturale dei professionisti/e dell’educazione e significa non lavorare solo su bisogni e difficoltà delle persone e dei contesti, bensì sulle loro risorse
L’intervento e la visione del video hanno suscitato grande curiosità nei/lle partecipanti, alcuni dei quali hanno restituito i loro pensieri e riflessioni attraverso dei post-it. Qualcuno ha scritto che “è meraviglioso sentire la storia di Giorgia che prepara lo spazio 0-3 e aiuta le mamme a sentire su di sé uno sguardo bambino, un mix magico tra adulti e bambini/e; e ancora “La parola inclusione perde significato nello sguardo bambino”. Che bellissimo concetto! Oppure “Continuate così, ci aiuta a guardare con occhi diversi, nuovi e generativi il nostro lavoro quotidiano”. Queste restituzioni ci confermano che il nostro lavoro è parte di una ricerca collettiva sul senso dell’abitare, dell’includere, del prendersi cura.
Siamo tornati da Trento con nuove connessioni, nuove idee e una rinnovata voglia di continuare a generare contesti in cui le persone sono protagoniste.
Trovi il video sul nostro canale Youtube.